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La scienza sostiene che i Neanderthal non si siano estinti come specie, ma si siano fusi con noi. La loro eredità continua a vivere nel DNA degli esseri umani moderni

Per anni si è pensato che i Neanderthal avessero avuto una fine improvvisa: un’estinzione causata dal nostro arrivo o da un clima inesorabile. Ma nuove prove stanno cambiando questa versione dei fatti. Un modello matematico suggerisce che non siano stati eliminati, ma assorbiti attraverso continui incroci con gruppi di Homo sapiens più numerosi. L’idea è provocatoria perché ridefinisce ciò che intendiamo per estinzione e perché ci rende, in un certo senso, i discendenti che non sapevamo di essere.

Un mistero che sembrava risolto

Le spiegazioni classiche proponevano due scenari: competizione diretta o collasso ambientale. Nel primo, i sapiens avrebbero avuto un vantaggio tecnologico, sociale o cognitivo. Nel secondo, i Neanderthal sarebbero stati vittime di brusche oscillazioni climatiche che hanno frammentato le loro popolazioni.

Il nuovo studio introduce un’altra possibilità: nessuna di queste condizioni sarebbe necessaria per spiegare la loro scomparsa. Gli autori sostengono che basta osservare come interagiscono due popolazioni di dimensioni diverse che si incrociano ripetutamente nel tempo. La chiave sta nella proporzione demografica.

Più mescolanza che sostituzione

Il modello indica che i gruppi di Homo sapiens che uscivano dall’Africa erano molto più numerosi dei Neanderthal che abitavano l’Eurasia. Ad ogni contatto tra le due popolazioni, si verificava uno scambio genetico, ma la differenza di dimensioni faceva sì che il contributo dei Neanderthal si diluisse progressivamente.

Invece di un evento unico, i ricercatori descrivono un “flusso genetico sostenuto”: molteplici piccole ondate, ripetute per migliaia di anni. La metafora è semplice: un bicchiere d’acqua versato, lentamente e molte volte, in un oceano molto più grande. Alla fine, la traccia diventa quasi impercettibile, anche se non c’è mai stata una distruzione diretta.

Quando la genetica coincide con l’archeologia

Il modello prevede che questo processo avrebbe richiesto tra i 10.000 e i 30.000 anni, il che corrisponde al periodo in cui entrambe le specie coesistevano in Eurasia. Inoltre, spiega perché noi esseri umani moderni di discendenza eurasiatica conserviamo tra l’1% e il 2% di DNA neandertaliano.

Ciò non esclude completamente fattori come la competizione o il clima, ma dimostra che non sono indispensabili per spiegare il risultato finale. Infatti, la semplicità del modello è parte della sua forza: è sufficiente di per sé.

Estinzione o fusione?

Se accettiamo questa interpretazione, il termine “estinzione” viene messo in discussione. I Neanderthal avrebbero cessato di esistere come popolazione indipendente, ma non come eredità biologica. La loro scomparsa sarebbe una continuità mascherata, una transizione silenziosa all’interno di un’altra specie più numerosa.

La storia evolutiva, in questo contesto, assomiglia meno a una sostituzione violenta e più a un lento assorbimento. E questo porta a una conclusione inaspettata: quando guardiamo il nostro DNA, forse continuiamo a vedere frammenti di loro che ci guardano a loro volta.

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